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May 26th, 2017
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Bologna: Note sull’intervento del prof. Fulvio Salimbeni

Salimbeni

Luogo: Bologna

L’intervento dello storico Fulvio Salimbeni parte con una considerazione, scaturita dalla lettera di Lucio Toth, letta poco prima dal moderatore De Vergottini: “L’ignoranza dei giovani sulla storia e la natura del confine orientale è da sempre elevata e, partendo dalle constatazioni di un’esperienza pluriennale, ciò si sta evolvendo in un generale processo di regresso della conoscenza della storia da parte del pubblico generalista”- introduce drammaticamente Salimbeni – “Da ciò nasce quindi l’esigenza di lavorare su strumenti e metodi che agiscano positivamente su tutte le categorie di persone ” sottolinea lo storico- in modo da non dover ripetere mai le vicende che hanno caratterizzato il folle e tragico Secolo breve”. Tra i metodi che il docente triestino sembra preferire troviamo l’intreccio tra la storia pura ed altre arti, e per evidenziare l’argomento, viene qui ripreso il discorso sul volume di Alessandro Cuk “Il cinema di frontiera”, presentato recentemente dallo stesso CDM a Trieste e dall’ANVGD di Gorizia nel capoluogo isontino. Il confine orientale diventa così di nuovo oggetto mai affrontato anche nel parallelo universo cinematografico. Segue a questo ragionamento la descrizione dei film, documentari e fiction catalogati da Cuk come rappresentativi di un periodo, sottolineando l’implicito sforzo di tramandare, attraverso media fruibili, un segmento del Novecento.
La frontiera viene successivamente affrontata marginalmente come questione spirituale e psicologica: “Anche il miglior manuale di storia difficilmente darà conto della complessità delle contraddizioni individuali nelle piccole, grandi comunità”, conclude Salimbeni. Si arriva quindi a sintetizzare alcuni capisaldi della nuova storiografia e dei suoi orientamenti, che contempla il superamento dell’unidisciplinarietà comprendendo altre forme di contributi. “Nell’analisi del confine orientale si sta anche evidenziando soprattutto un disancoramento dal periodo 1943-1954 e dagli aspetti aberranti della semplificazione etnica, dando invece ulteriori spazi alla memorialistica, al romanzo, alle lettere personali, ai discorsi ufficiali, alle riviste a ai giornali”. All’interno di questo filone lo storico inserisce alcuni recenti lavori, come quello di Stelio Spadaro, edito dalla Libreria Editrice goriziana, che analizza i problemi della cultura democratica triestina, basandosi su scritti di illustri autori del “900, (come ad esempio Giani Stuparich e Biagio Marin), che si muovono al confine tra impegno civile e letteratura. Tra gli esempi portati a sostegno della sua tesi, si è fatto cenno anche alla situazione degli alunni che, nelle località montane del tarvisiano, ancora oggi apprendono una storia priva delle connessioni con l’epoca asburgica e staccata da quella della vicina Slovenia. “Si auspica quindi un superamento di queste divisioni, almeno nella ricerca didattica-storica, come già è avvenuto, ad esempio, a seguito degli incontri della Commissione italo-slovena sul periodo 1880-1956, dal quale scaturì un raro documento di storia condivisa. I metodi e le ricerche storiografiche sono un tema ancora aperto- conclude Salimbeni- volto a procedere verso una rivoluzione storiografica del “900, per passare da una storia delle battaglie a una storia vivente”.

Emanuela Masseria


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