Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
December 12th, 2017
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I codici

I documenti tolemaici cominciano con le carte d’Italia annesse ai codici greci della Geographia, già in circolazione molto prima che fosse eseguita la traduzione latina del testo da parte di Jacopo d’Angelo della Scarperia (1409).
Se dobbiamo dare importanza per la loro antichità alle tipiche tavole vecchie, che derivate dalle edizioni latine, appaiono poi ancora riportate dalle prime edizioni a stampa, ben maggiore significato presentano le cosiddette tavole nuove nei loro diversi rifacimenti.
Le prime forniscono un’immagine del tutto errata ed informe dell’Italia e dell’Adriatico, sia per la situazione astronomica e per la figura, come per il rilievo, l’idrografia, nonché per la posizione e la nomenclatura delle sedi umane.
La nostra penisola, che risulta determinante nel configurare l’Adriatico, appare malamente stirata perché l’astronomo greco, Claudio Tolomeo, ne adattò il disegno ad alcuni imperfetti elementi di longitudine, per i quali il Mediterraneo risultava esagerato nella lunghezza di quasi un terzo.
L’Italia vuole adattarsi al riquadro e presenta una caratteristica torsione che fa sì che la sua parte meridionale, a partire dal Golfo di Napoli, si prolunghi in direzione nord-sud, anziché da nord-ovest a sud-est; la stessa direzione hanno anche le due minori penisole calabrese e salentina, e l’interposto Golfo di Taranto, che è poi eccezionalmente ristretto nel senso ovest-est; la larghezza della penisola calabrese è esagerata nella porzione a nord dell’istmo di Catanzaro.
Basta un breve esame di alcune coordinate per comprendere le deformazioni più rilevanti. Si può constatare oltretutto che, per quanto concerne le latitudini, se si eccettuano le aree territoriali della Puglia, gli errori superano appena 1/3 di grado (Potenza), mentre raggiunge il mezzo grado per Taranto, e lo supera per il Promontorio Iapigio e per Otranto.
Tolomeo dà per questi luoghi sempre una latitudine troppo bassa, per cui il Gargano viene a trovarsi sul parallelo di Napoli e Otranto più a sud di Cosenza. Peggiore è il risultato per le longitudini, per le quali gli errori, mai inferiori a un grado, arrivano fino ad un massimo di circa quattro, crescendo da sud a nord.
L’Adriatico si configura di conseguenza e si conclude a settentrione con una forma triangolare che ignora quasi del tutto la penisola istriana così come il grande allungamento dei cordoni litoranei che costituiscono il vicino ambiente lagunare. Poche sono le isole che caratterizzano l’intricato ricamo della facciata orientale e l’area della regione friulana figura per lo più in bianco.
Queste caratteristiche si ritrovano, pur in mezzo a variazioni di disegno e di contenuto, nei successivi codici in lingua latina e in tutte le cosiddette tavole vecchie delle prime edizioni a stampa che cominceranno ad apparire alla fine del secolo XV perché riposano sugli stessi elementi astronomici.
Ora i difetti dell’immagine dell’Italia quale si poteva comporre sui dati di Tolomeo, dovevano ben presto necessariamente rivelarsi anche agli studiosi della fine del Quattrocento, onde apparve immediata la necessità di integrare tali raffigurazioni con carte che ne rispecchiassero meglio le condizioni e cioè con tavole nuove.
Queste saranno notevolmente più corrette nella figura e nei contorni, perché derivano da carte nautiche e saranno arricchite di molti elementi nuovi per le regioni interne.


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