Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
December 19th, 2018
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Donne senza nome

DonneSenzaNome

Regista: Geza von Radvanyi
Attori principali: Gino Cervi, Valentina Cortese, Irasema Diliàn, Mario Ferrari, Gina Flachenberg, Vivi Gioi, Francoise Rosay, Simone Simon, Caterina Arvat
Località: trieste Anno: 1949
Genere: Drammatico

Trama

Mentre Anna Petrovic, giovane jugoslava, aspetta sul molo di Trieste l’arrivo di suo marito, prigioniero di guerra, e questo viene ucciso da mano ignota, al momento di toccar terra. Priva di documenti, Anna viene inviata nel campo di concentramento d’Alberobello, in Puglia, dove sono riunite donne d’ogni nazione. Tutti i vizi, tutte le miserie, le abiezioni, le sofferenze, sono largamente rappresentate tra queste infelici. Anna, che è incinta, non può sopportare il pensiero che il figlio atteso possa nascere nel campo ed esserle poi tolto. Con l’aiuto del dentista del luogo e d’Yvonne, una francese che è riuscita ad uscire dal campo, tenta inutilmente la fuga. Quand’è colta dalle doglie, le compagne, che hanno organizzato uno spettacolo di varietà, lo prolungano per distrarre l’attenzione delle guardie. Anna dà alla luce un bimbo: Yvonne s’è procurata un documento falso, per farla uscire; ma tutto è inutile. Anna muore. Richiamato dai vagiti del neonato, un brigadiere, che ha perduto moglie e figlio, mente al proprio colonnello, dichiarando d’essere il padre del bimbo. Egli dovrà rinunciare alla carriera, ma il bambino avrà un padre.

Scheda tecnica

“Donne senza nome” è un film particolare, un’opera del 1949 realizzata da un cineasta ungherese Geza von Radvanyi.
La Vicenda racconta la storia di Anna Petrovic, giovane jugoslava, che aspetta sul molo di Trieste l’arrivo di suo marito, prigioniero di guerra, ma lui viene ucciso da una mano ignota, al momento di toccar terra.
Anna è incinta ed è priva di documenti, allora viene inviata in un campo di concentramento in Puglia. Riesce a fuggire ma nella fuga viene presa dalle doglie, dando alla luce il neonato Anna muore.
Una guardia viene richiamata dai vagiti del neonato, che considera come suo figlio data la perdita della moglie e del vero figlio. Decide così di mentire al proprio colonnello, dichiarando di essere il padre del bimbo. Egli rinuncia alla carriera, ma il bambino avrà un padre.
Così il film viene commentato da una critica del tempo.
“Il triste ambiente di un campo di concentramento, che ospita donne indesiderate di ogni nazionalità, ha ispirato Radvany un film che a momenti di innegabile efficacia emotiva alterna scene in cui la drammaticità è più voluta e sentita. Di questi squilibri il lavoro risente nel ritmo e quindi nei suoi valori artistici e spettacolari. Generalmente di buon livello l’interpretazione”