Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
December 11th, 2017
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La città dolente

CITTAdolente

Regista: Mario Bonnard
Attori principali: Luigi Tosi (Berto), Barbara Costanova (Silvana), Gianni Rizzo (Sergio), Constance Dowling (Lubitza)
Località: Pola Anno: 1948
Genere: Drammatico

Trama

Siamo a Pola nel 1947, quasi tutti lasciano la città che con il Trattato di Pace di Parigi diventerà jugoslava. La famiglia di Berto, che lavora in un’officina, deve decidere sul da farsi. Berto, convinto dall’amico Sergio sceglie di rimanere nonostante l’opposizione della moglie Silvana preoccupata soprattutto per il futuro del loro bambino. Bisogna decidere in fretta perchè sono gli ultimi viaggi della nave Toscana che trasporta i profughi verso la madrepatria. Silvana insiste per la partenza, in maniera dolce ma decisa, però ogni tentativo è vano perchè Berto è irremovibile.

E’ la vigilia dell’ultimo viaggio della nave e Silvana decide di fuggire con il bambino, andandosene al porto. Berto torna a casa da una riunione del partito e non la trova più. Disperato cerca di ritrovarla ma viene fermato dal coprifuoco deciso dalle truppe alleate per un attentato contro un ufficiale britannico. Al mattino Berto ritorna a casa e ritrova la moglie che all’ultimo momento ha cambiato idea per per non abbandonare il marito.

La miseria, le difficoltà, la durezza e la diffidenza degli slavi fanno ricredere Berto che capisce il proprio errore e ottiene di mandare in Italia la moglie e il figlio per delle cure con la speranza di raggiungerli al più presto. Nell’appartamento vicino a quello di Berto si sistema Lubitza, un’ispettrice comunista appena giunta a Pola che propone a Berto di seguire il settore della propaganda “che è una qiuestione delicata e indispensabile”. Dopo una festa la situazione precipita e da una parte Berto si troverà ad amoreggiare con Lubitza, dall’altra è sempre più irritato dai modi autoritari dei compagni titini e reagisce in maniera istintiva e imprudente. La donna decide di fare arrestare Berto: “In certi casi non si può transigere, per stare in mezzo a noi bisogna essere convinti. Lo sarai, dovranno rieducarti. Di conseguenza Berto finisce in un gulag a spaccare pietre e sarà proprio Sergio ad essere obbligato a diventare il suo controllore. Ma l’antica amicizia porterà Sergio a far scappare Berto e per lui comincerà una tragica odissea.

Scheda tecnica

“La città dolente” forse rimane il film più significativo sulla questione giuliana, anche perchè è l’unico con il dramma dell’esodo in primissimo piano. Quello che sorprende è che si tratta di una sorta di instant-movie perchè realizzato quasi contemporaneamente agli avvenimenti di cui tratta. E’ un’opera che ha dei collegamenti con la felice stagione del neorealismo dove si mettono insieme immagini documentaristiche del dramma dell’esodo con il racconto di una storia familiare che diventa un punto di riferimento all’interno dell’affresco storico generale.

Da segnalare che il film ha delle firme importanti nella sceneggiatura che è stata scritta, oltre che dal regista Mario Bonnard anche da Federico Fellini (che diventerà uno dei più grandi registi italiani contemporanei), da Anton Giulio Majano (che sarà il papà del teleromanzo e che porterà in televisione, tra gli altri, “La cittadella” e “La freccia nera”) e da Aldo De Benedetti (importante autore teatrale che torna a collaborare al cinema dopo l’ostracismo imposto dal fascismo perchè era ebreo).

Brillante l’idea di combinare insieme immagine documentariche (che derivano da “Pola, una città che muore” di Vitrotti-Moretti) con immagini di scene ricostruite, messe assieme efficacemente anche dall’abilità del giovane direttore della fotografia, Tonino Delli Colli, quello che diventerà uno dei più grandi direttori della fotografia italiani.

Certo vedendolo a posteriori sembra incredibile che una tragedia italiana come l’esodo dalla Venezia Giulia, sia stata trattata, quasi in tempo reale, in questo film del 1948 e poi non sia più stata rappresentata, abbandonata completamente dal mondo del cinema. Questo dimostra che “La città dolente” è stato un film per certi versi “eroico” anche se ha pagato subito questo coraggio visto che la pellicola è uscita in ritardo, è stata mal distribuita e che quindi è stata vista pochissimo.