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March 29th, 2017
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Incontro con l’autore di Storia dell’Istria e della Dalmazia

Scandaletti

A Grado, sotto l’ombrellone tanti libri, scelti anche da Paolo Scandaletti

Autore: Rosanna Turcinovich Giuricin

Incontro con l’autore di Storia dell’Istria e della Dalmazia A Grado, sotto l’ombrellone tanti libri, scelti anche da Paolo Scandaletti E’ la sfida dei tempi moderni, in cui la conoscenza fugge, trattenerla è sempre più difficile per il poco tempo a disposizione ma soprattutto per la valanga di informazioni che ci arrivano addosso nostro malgrado e che spesso non si riesce a filtrare. “Ecco il ruolo importante dei giornalisti” – avverte Renzo Codarin, Presidente di FederEsuli, invitato a presentare l’ultimo libro di Paolo Scandaletti dedicato alle terre orientali del Golfo di Venezia. “Per chi non ha tempo di seguire il complicato ragionamento degli storici, questi libri di veloce lettura, sono fondamentali per un primo approccio, l’approfondimento può avvenire in seguito”. E’ d’accordo Scandaletti che assegna però all’operazione che sta portando avanti con la collana “Storie delle città” anche un altro significato: “Intendo raccontare la storia d’Italia attraverso alcune città-simbolo, rammentando che la base del nostro Stato è pur sempre la lontana Italia dei comuni. Non c’è l’intento di trovare nuovi documenti, quanto l’alta divulgazione: ancorata alla storia compiuta, riferita alla società e ai suoi piccoli e grandi protagonisti, alle sfaccettature del vivere oltre i grandi eventi; e con una modalità sostanzialmente narrativa, gradevole alla lettura, capace di interessare i lettori ed allargare le conoscenze”. Si ispira a dei modelli precedenti? “Da Montanelli in avanti, l’hanno fatto bene qualche giornalista e alcuni professori di storia. Questo ho chiesto agli autori della nuova collana, che hanno accolto l’invito”. Il libro sull’Adriatico orientale, per certi versi, si discosta dall’itinerario delle città? “In effetti, la mia” Storia dell’Istria e della Dalmazia” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine), che parte dall’impronta che vi hanno lasciato Roma e Venezia e giunge alla pulizia etnica di Tito e all’esodo dei 350 mila italiani, è anche una guida storica che ti può accompagnare scendendo la Penisola e lungo la costa dalmata. Ma intende integrare la memoria patria, con quanto ha fatto l’Italia per le terre dall’altra parte dell’Adriatico; i tanti italiani che vi sono nati e tanto bene e così spesso vi hanno operato. Raccontare anche le malefatte naziste e fasciste, la conquista violenta e la pulizia etnica operata dalle brigate partigiane di Tito nel nome del comunismo dei soviet. L’esodo davvero biblico degli italiani, spesso male accolti dalla loro patria e così presto dimenticati. A 60 anni era doveroso il ricordo…”. Alla presentazione del libro a Trieste, il dibattito sulla storia del territorio s’è acceso immediatamente, anche con qualche nota polemica. Quanto è complicato spiegare le dinamiche di sviluppo di questa terra con tante suscettibilità ancora presenti? “Voi sapete meglio di me quanto sia difficile inoltrarsi sul territorio storico dell’ultimo mezzo secolo. Per le difficoltà documentali e l’equilibrio delle valutazioni, per le dispute e le rivalità che vi sono state fra gli esuli stessi. Ma anch’io credo che la via scelta dal nostro presidente Napolitano sia quella più ragionevole e positivamente praticabile. Quanto al libro, mi rassicura e mi onora la valutazione che ne ha fatto Lucio Toth: “E’ uno stupendo excursus storico dell’Istria e della Dalmazia, dall’antichità alle tragedie del ’900, ad oggi”, ha scritto”. Di estrema importanza il riferimento alle fonti. Quali sono in questo caso? “Le fonti sono quelle antiche e quelle che ho usate per la “Storia di Venezia”, l’altro mio libro. Venendo più avanti, va detto che mancano ancora i documenti di parte “jugoslava”. Archivi chiusi, ma ho pubblicato una pagina terribile del manuale per la pulizia etnica scritto da un nobile bosniaco per Tito, oltre l’altrettanto terribile rapporto sulle foibe di un ufficiale degli Alpini del 1957, coperto col segreto militare fino a l’altro ieri. Alla fine del libro ringrazio i molti che mi hanno aiutato, con testi ed opinioni. Qui mi piace riferire in particolare l’azione svolta da Fulvio Salimbeni per aggiornare i professori dei licei su questi eventi”. L’iconografia nel libro ha un ruolo primario con una ragione precisa… “La stupenda iconografia è tutta merito delle scelte di Giovanni Santarossa, l’editore. Così ne risulta un più completo e suggestivo racconto per parole e immagini. Delle donne morlacche chi sapeva qualcosa mancando le fotografie? In un mondo che dialoga per immagini era importantissimo fornire anche questa dimensione. Oltre ai paesaggi, l’editore ha voluto inserire la riproduzione di splendide stampe che raccontano la gente, i costumi, le tradizioni”. Come si fa a percorrere nel breve spazio di un libro la storia dall’antichità alle tragedie del 900, ad oggi. Quale l’approccio? “E’ un problema sempre presente raccontando storie rilevanti e scrivendo biografie. Un po’ alla volta s’impara e se ci riesci te lo dicono i lettori, con le riedizioni e le traduzioni dei tuoi libri per l’estero”. L’idea del volume segue il fortunato incontro con Missoni del quale Lei ha scritto la biografia dal titolo “Ottavio Missoni – Una vita sul filo di lana” edito da Rizzoli nel 2012. Com’è stato questo rapporto? Missoni era un personaggio incredibile, affascinante ma difficile da imbrigliare… “Missoni aveva rifiutato due volte le proposte di Rizzoli di concedersi per la realizzazione di una biografia. Al direttore della saggistica, bevendo un caffè sulla terrazza dell’Hilton a Roma, indicando me ha detto: “Di lui mi fido”. Era così, un istintivo. C’eravamo conosciuti a Venezia nella barca di comuni amici una notte del Redentore. Con la traccia in mano, ci siamo visti e parlati per mesi; ho scritto e lui ha integrato, abbiamo cenato allegramente con amici al tavolo fisso del suo ristorante romano. Infine, mi ha accompagnato nel suo studio a Sumirago, aperto sul parco alberato e fiorito, il monte Rosa sul fondo. Avendo intorno solo qualche stoffa arrotolata e molti fili colorati, sul tavolo di legno stavano l’album a quadretti e i pennarelli per provare e riprovare forme e accostamenti cromatici. Qui e così creava i suoi magici tessuti. Opere d’arte, hanno scritto i critici più autorevoli. Sulla parete della sala da pranzo la tavolozza di Balthous, con la dedica:” A Ottavio Missoni, maestro del colore”. Il resto è storia”. Il vero motore del suo interesse per l’Adriatico, le città, la storia nasce col libro dedicato a Venezia, che cosa ha segnato nella sua carriera professionale, ma anche a livello personale, perché è così legato a quest’opera? Ma chi è Paolo Scandaletti? “Sono nato e cresciuto a Padova, vivo a Roma da oltre quarant’anni. Ma a Venezia ho studiato storia con Carlo Cipolla. Come giornalista, ho fatto inchieste sul Veneto e il suo sviluppo, ho aiutato a rilanciare palazzo Grassi, sono stato inviato speciale e editorialista del Gazzettino. Dalla direzione generale della Rai ho valorizzato palazzo Labia. Alla Libreria Marciana e nel suo vasto archivio, guidato da Marino Zorzi, sono stato di casa per anni. Nelle biografie di Antonio da Padova, Galileo Galilei e Gaspara Stampa sono tante ed affascinanti le radici di questo mondo. E sul luogo del “delitto” non è escluso ci ritorni… Ho cominciato come cronista, raccontando i fatti degli altri. Ho proseguito come autore, scrivendo di uomini e belle storie. Che dentro ci sia qualcosa di mio è naturale. Importante è non tanto che io mi riconosca in quello che scrivo, quanto che gli altri, editori e lettori, l’apprezzino”. Lei è anche coordinatore del progetto “Rileggiamo la Grande Guerra” per la Regione Friuli – Venezia Giulia. Come si articolerà? “E’ stata una bellissima esperienza e sono sempre grato alla Giunta Regionale che nel febbraio del 2007 mi abbia affidato l’incarico. Ora è alle viste il centenario dell’inizio della Grande Guerra e noi italiani dobbiamo fare i conti anche qui con la insufficiente e difettosa memoria storica che ne abbiamo”. Le terre adriatiche che ha raccontato, le conosce anche per esperienze personali, fino a che punto? “Nel ’63 vi ho fatto il viaggio di nozze a bordo di un Maggiolino VW: Trieste Lubiana Zagabria Belgrado Sarajevo e giù fino al ponte di Mostar, risalendo la costa: Spalato Zara Fiume Pola e Capodistria. Poi altri ritorni, fino a Ragusa. L’ultimo, emozionante, col giudice Anteo Lenzoni, alla sua Pola”. Che cosa risponde a chi ritiene i mass media il maggiore responsabile della “confusione” italiana? “Il maggiore responsabile proprio no. I giornalisti che hanno raccontato l’Italia del bene e del male con le loro inchieste, hanno reso un servizio agli italiani. Peccato se ne sia perduta la cultura e la voglia. A vantaggio di troppe, modeste, spesso inutili conoscenze, o pettegolezzi”. Come sarà l’estate di Scandaletti? Non ci sono segreti, chi seguirà “Libri e autori a Grado” la manifestazione che animerà le serate nella località turistica della laguna, ideata anche da lui, potrà incontrarlo mentre dialoga con personaggi di spicco, alla ricerca di storie nella storia, tenendo fede al suo modo di essere giornalista.