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November 13th, 2018
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Le istituzioni e la Grande guerra: resoconto del convegno

In occasione del convegno Le Istituzioni e la Grande Guerra, organizzato presso la Prefettura di Trieste lunedì 18 giugno per celebrare il centenario della Prima Guerra Mondiale, si è scelto di cogliere l’opportunità di considerare, sotto molteplici prospettive, i punti di intersezione tra gli eventi bellici e le Istituzioni.

Aprono i lavori, con i loro indirizzi di saluto, il Prefetto di Trieste Annapaola Porzio, il Presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema, l’Avvocato Generale dello Stato Massimo Massella Ducci Teri ed il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Salvatore Farina.

Dopo un’ottima contestualizzazione del tema e un chiarimento delle finalità di questo evento da parte del Presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, che ha pure coordinato le due sessioni di lavoro, hanno esposto le loro tesi, in ordine di intervento, il prof. Guido Melis e il prof. Giuseppe de Vergottini che hanno rispettivamente trattato del linguaggio normativo nella Grande Guerra e della connessione tra Stato di guerra ed assetto dei poteri costituzionali.

Se il professor Guido Melis sottolinea come nell’analisi delle profonde trasformazioni indotte dalla guerra non si debbano tralasciare gli elementi di continuità riscontrabili nella legislazione del dopoguerra rispetto al lascito del periodo precedente, il professor de Vergottini prosegue segnalando che la carenza di una chiara cornice costituzionale formale in tema di emergenza bellica lascia al fatto la concreta determinazione dei rapporti fra i vari assetti costituzionali; va al contempo considerato che, nella pratica più recente degli Ordinamenti dello Stato costituzionale, si manifesta a volte la contrarietà a ricorrere alla introduzione formalizzata di stati di emergenza sia che essi siano previamente ammessi dalla Costituzione, sia che non siano esplicitamente consentiti.

Cambia la prospettiva quando prende la parola il Gen. C.A. Giuseppenicola Tota che apre la sua relazione evidenziando l’importanza dell’analisi del comportamento dello Stato Maggiore dell’Esercito durante la Grande Guerra, utilizzando l’angolo di lettura “militare”, attraverso, quindi, la capacità di addentrarsi in temi dal taglio prettamente tecnico e di comprendere, di conseguenza, appieno gli equilibri e gli assetti nei rapporti personali tra le varie cariche più elevate all’interno dello Stato Maggiore.

Dopo aver ascoltato le voci di illustri professori e di un insigne rappresentante dell’Esercito, è il Presidente di Sezione della Corte dei Conti Mauro Orefice a prendere la parola, al fine d’illustrare il rapporto tra la Corte dei Conti e la Grande Guerra, rapporto che si contraddistingue per un naturale accrescimento delle funzioni dell’Organo che si trova a dover rivedere «l’enorme cumulo delle contabilità di guerra», usando le parole del Ministro del tesoro Carlo Shanzer durante la cerimonia di insediamento del Presidente Paolo Bernardi nel 1919 ed un ricorso a tecnicismi che permettessero al sistema di non collassare sotto i debiti necessariamente sviluppati.

Il pomeriggio si apre con l’intervento dell’Avvocato dello Stato Isabella Piracci: «Tutte le amministrazioni furono profondamente trasformate: tra queste certamente l’Avvocatura dello Stato, che, all’indomani del conflitto, grazie alla dedizione e allo spirito di servizio dei suoi componenti, divenne la guida delle amministrazioni, che con fiducia riposero la cura degli interessi pubblici nelle sue mani».

L’avvocato Davide Lo Presti si è soffermato sull’attività consultiva del Consiglio di Stato, che si è sviluppata secondo molteplici vie e tipologie di comportamenti. Egli, citando un Maestro quale Sabino Cassese, ha evidenziato la «straordinaria capacità di cambiare [da parte delle Istituzioni], rispondendo alle esigenze dei diversi contesti storici e rimediando alle storiche e strutturali debolezze dell’amministrazione italiana, e – non poche volte – agli inconvenienti degli assetti politici».

La dottoressa Nicoletta Laurenti Collino, nell’esaminare i pareri della Terza Sezione del Consiglio di Stato, riflette sulla piena consapevolezza che il Consiglio di Stato dimostra rispetto alle esigenze determinate dalla guerra e sull’equilibrata scelta dell’Organo di tenerne conto, nell’ambito delle sue valutazioni, mantenendo però un ponderato distacco dagli eventi, quasi a riaffermare la sua funzione di neutralità.

La relazione del Consigliere del T.A.R. Lombardia, dottor, Giovanni Zucchini concerne le figure dei consiglieri di Stato che si trovano ad essere coinvolti direttamente nella Grande Guerra, citando quanti combatterono lasciando l’attività magistraturale – su tutti una figura centrale quale Meuccio Ruini – da quanti combatterono da giovani (venendo travolti dalle piccole e grandi tragedie della guerra di trincea, che li segnò per tutta la vita), per sedersi in un secondo momento nel consesso di Palazzo Spada.

A chiudere il convegno è il professor Davide Rossi che guarda agli anni che seguirono immediatamente la Grande Guerra e ricorda quell’ “anomalia giuridica” che fu l’esperienza del Consiglio di Stato per le Terre Redente tra il 1919 ed il 1923, modello tendenzialmente destinato all’oblio da parte della dottrina forse in considerazione dell’incomunicabilità dei due sistemi amministrativi, italiano e austro-ungarico, oltre ad una tendenziale esigenza imposta dal Regno d’Italia all’omogenizzazione ed uniformatizzazione della legislazione italiana sulle cosiddette “Nuove Provincie”.

Con gli interventi del Sindaco di Trieste – al mattino – e del Governatore del Friuli Venezia Giulia – nelle ore pomeridiane – ed alla presenza di un pubblico folto e partecipativo si è chiusa la sessione di lavori, con l’obiettivo primario di tenere ferma la memoria e di celebrare, nel ricordo di quanti perirono, il ruolo positivo svolto dalle Istituzioni dello Stato italiano nell’interesse della Nazione. A ciò si aggiunge l’auspicio e la speranza che in futuro le medesime Istituzioni acquisiscano una percettibilità ed una sintonia che le porti a sviluppare una sensibilità e un modello di collaborazione tali da evitare simili scontri ed indicibili carneficine.