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April 27th, 2017
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Erbe e speziali – I laboratori della salute

Erbe e speziali – I laboratori della salute

Autore: Margherita Breccia Fratadocchi, Simonetta Buttò (a cura di)
Anno di pubblicazione:
Casa editrice: Catalogo - AMP edizioni - Centro Studi Aboca Museum - Roma.

Presentazione

Ancora oggi ricordo perfettamente le impressioni che destò in me il primo contatto con un antico erbario medievale in una storica e bellissima biblioteca romana: ammirazione e curiosità. Quest’ultima decisamente mortificata dalla mia scarsa dimestichezza con l’argomento del volume. Quella lontana impressione è rimasta sempre talmente viva che colsi molto volentieri l’occasione di collaborare con lo Smithsonian Institution per la realizzazione del progetto PLANT – Plantarum Aetatis Novae Tabulae, progetto che ha consentito di raggiungere obiettivi scientifico-divulgativi di assoluto rilievo ed è stato motivo di ulteriore incentivo a studiare e valorizzare il patrimonio documentario custodito dall’Istituto.
Altri interessanti stimoli sono derivati dalla collaborazione con la Biblioteca dell’Accademia Lancisiana, presso l’Ospedale del Santo Spirito, con la quale è stato realizzato lo splendido progetto che ha rivitalizzato il patrimonio culturale dell’antica e nobile istituzione. È stata un’esperienza veramente ricca, sia sotto l’aspetto culturale che sotto quello umano; esperienza ulteriormente ampliata dai frequenti contatti con la contigua Accademia dell’arte sanitaria ed il suo prezioso patrimonio museale.
Un universo affascinante, soprattutto per chi, come me, trae le sue origini dalla terra che ha visto la nascita della prima università di medicina al mondo. La curiosità non può non trovare terreno fertile nel misterioso mondo delle piante medicinali, accreditate da sempre di poteri quasi magici, sia nel bene che nel male. Poteri veri e presunti la cui determinazione scientifica non è sempre del tutto sicura; poteri che hanno accompagnato e condizionato l’esistenza stessa dell’uomo in tutta la sua storia. Il mondo vegetale diventa espressione e simbolo di civiltà: basti solo pensare all’ulivo ed alla vite e al loro significato in tutta l’area del Mediterraneo. E che dire di quegli antichi precetti, più o meno terapeutici, tramandati dalla tradizione scritta, e della tentazione che destano in ognuno di noi di metterli alla prova per vedere se e quanto funzionano davvero?
Un universo, quello degli antichi erbari, che mira all’essenza vitale, ai principi attivi, e che sa di magia, di alchimia, di segreti tramandati tra iniziati, perché troppo difficili da penetrare e studiare o troppo pericolosi per essere divulgati.
Dove era diretta la ricerca di quegli antichi studiosi? Cosa sopravvive di essa e di loro? Fino a che punto quel primo empirismo è stato sufficiente alle necessità dell’uomo?
E stato anche per rispondere a queste domande che la Biblioteca nazionale centrale di Roma ha voluto organizzare la mostra Erbe e speziali. I laboratori della salute, lanciando la sua proposta di collaborazione alle più prestigiose istituzioni. Il primo successo è che tutte hanno aderito con entusiasmo, prestandosi a mettere a disposizione il loro patrimonio di conoscenze e dì beni, veri e propri cimeli, a completamento del nucleo espositivo-documentario posseduto dalla Biblioteca. Una tale entusiastica adesione ha contribuito in maniera importante ad elevare ulteriormente la valenza culturale e la rilevanza dell’iniziativa e la sua portata divulgativa. Ma il motivo fondamentale per cui è stato organizzato l’evento è rappresentato dall’esigenza di far conoscere e valorizzare il patrimonio culturale posseduto dal nostro Paese, che è poi una delle missioni istituzionali più importanti della Biblioteca nazionale centrale di Roma.
In un momento storico come quello attuale, può apparire retorico richiamare i valori della cultura e della memoria storica della Nazione, soprattutto quando ad essi si attribuisce universalmente importanza assoluta, ma solo a parole; ma forse è proprio per questo, che caparbiamente vogliamo insistere nel tentativo di coinvolgere la collettività, comunicando il fascino della conoscenza nel modo più semplice, attraverso un racconto, che si svolge anche per immagini, finalizzato a presentare un’avventura della storia dell’uomo che non è ancora finita e che forse, proprio per il potenziale evocativo e per la misteriosa attrazione intrinseca che riesce ad emanare, non finirà mai. A noi anche il compito di far sì che non finisca, valorizzandolo oggi e tramandandolo alle generazioni future come eredità preziosa di pensiero e di conoscenza di cui ogni popolo è figlio e che non deve né disconoscere né dimenticare.
In conclusione desidero ringraziare tutti i partners di questa difficile e faticosa impresa, che per motivi di spazio non posso elencare esaustivamente e che hanno operato in perfetta sinergia con i funzionari e gli operatori della Biblioteca nazionale centrale di Roma ai quali va tutto il mio più sentito apprezzamento.

Osvaldo Avallone
Direttore della Biblioteca nazionale centrale di Roma

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