Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
May 26th, 2017
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Villotte a discanto

Anche se Vilota è il nome di un ballo strumentale di Dignano, più specificatamente la villotta a ballo, cantata e suonata è detta furlana. Le villotte a discanto sono invece dei tipici canti lirico-monostrofici, basati prevalentemente su versi endecasillabi presenti soprattutto nell’area veneta nord adriatica quindi anche in Istria.
Si può supporre che stili analoghi siano stati all’origine del discanto medievale, per influenza del canto popolare sul canto clericale.
La villotta è una forma di canto arcaico di canti contadini diafonici, quindi un canto bivocale che utilizza una voce maschile e una femminile ed è, forse, una delle più antiche forme di canto polivocale riscontrabile in Europa anche se purtroppo, oggi è quasi completamente scomparso. Dal poco conosciuto canto satirico di Rovigno (la butunada) ai popolari cantori di canti a pera (cioè in coppia) ea la longa di Gallesano, che solo pochi anni fa erano numerosissimi. A Dignano e a Valle invece troviamo la forma canora detta Basso ma purtroppo oggi l’uso di questo stile si è praticamente estinto come ogni documentazione storica.
I testi di queste villotte in genere hanno carattere lirico e satirico (per lo più di indirizzo erotico, ed esplicitamente sessuale alcune volte).
A seconda delle caratteristiche di ripetizione del testo, sono dette Mantignade (letteralmente “Mattinata”) quando il verso viene ripetuto una sola volta (a Sissano) e Canti a pera o Canti a la longase il verso è ripetuto due volte o spezzato nelle ripetizioni, mentre i Bassi dignanesi hanno la caratteristica che vengono improvvisate le parole al momento dell’esecuzione, quasi una sorta di improvvisazione in uso nel caratteristico stilema jazzistico. Un segno evidente di questa estemporanea improvvisazione è che talvolta il testo viene suggerito all’orecchio dell’altro compagno tra una frase e l’altra o in un momento di pausa-fiato di uno dei due cantori.
Nell’area meridionale dell’Istria croata e a Veglia c’è un’analoga tradizione che si riscontra nei canti chiamati tararankanj. Sono na tanko i debelo (sottile e grosso) canti a due in dialetto ciacavo e sono ancora oggi molto diffusi.
Una nota tecnica: questi canti a due croati impiegano la cosiddetta scala “istriana” (esafonica, non temperata) che non si riscontra invece tra i discanti istro-veneti ad eccezione delle mantignade di Sissano.

Un tipico canto a pera di Gallesano.

La me morosa iò la campanela
la me morosa iò la, la campanela
co la camina la la fa sonare
co la camina la la, la fa sonare-a.

Sia benedete sia sta compagnia
sia benedete sia sta compagnia
che fa sta alegro l’omo col cervelo
che fa sta alegro l’omo-a ma col cervelo-a

Sia benedete quei che riva adeso
sia benedete quei che-a che riva adeso-a
pronteghe la carega per sentare
pronteghe la carega ma per sentare-a.

Un tipico canto a la longa di Gallesano

In questo è ‘l mar che è ‘l mondo
tu sei l’amica stela
che può la navicela
de l’alma mai salvar
che può la navicela
de l’alma mia salvar.

Prendi le mie catene
che m’incatena il cuore
son prigionier d’amore
fedele a te sarò
son prigionier d’amore
fedele a te sarò.

Un tipico esempio di basso dignanese

El sul si baso che ‘l vol far la note
a piano i me ritiro a
a piano i me ritiro ma a le to porte-a
ma a le to porte-a

E sul più bel ca si levà la luna
per ti me tuca far la
per ti me tuca far la sentinela
ma la sentinela

Un basso vallese

Morosa mia fa che ti lu meto
morosa mia fa che ti lu meto
el mio cavalo dentro (la) de la mia (tua) stala
de la mia stala.

Una mantignada di Sissano

In mezo al mar ghe se una fontanela
in mezo al mar ghe se una fonanela-ai
chi beve de que l’aqua se inamora-ai

e mi me go bevudo una scodela
e mi me go bevuto una scodela-ai
e me so inamorado de Marusa bela na nai

picia bela na nai
vraiza mare che te iò fato na nai
te iò da lato na nai.

Una butanada di Rovigno

Nun vido l’ura che ‘l sul vago a li base
par vidi ma marì cun li basase
el vignaruò cu li basase piene
par faghe rabia a quiste quatro iene.

E li basase ca puorta bara Nane
li fa cicà da pioùn ste pietabrane
e se i maridi ga puorta i suoldi a brente
ste ingiabanade da fimane no li si mai contente-ean.

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