Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
November 23rd, 2017
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Premessa

La storia della Dalmazia è una storia complessa, non solo dal punto di vista politico e sociale ma anche etnico, così anche il secolare percorso legato all’identità dalmata di carattere italiano; un cammino poco noto soprattutto per le evidenti motivazioni di carattere politico occorse dopo la fine del secondo conflitto mondiale, quando l’Italia dovette cedere alla Jugoslavia tutti i territori che si affacciavano sulla sponda Adriatica orientale.
L’identità dalmata di carattere italiano ha lasciato a tutt’oggi tracce indelebili della sua importante presenza in ambito monumentale, urbanistico, artistico, politico, economico elinguistico.
La Dalmazia è una terra di frontiera che nel corso della sua lunga storia ha conosciuto molte dominazioni.
Sin dalla caduta dell’Impero romano d’occidente le nuove e spesso violente migrazioni di popoli barbarici, unitamente a altri eventi storici, determinarono una particolare frattura etnica e politica tra l’entroterra e la costa della regione dalmata.

Basta ricordare la contrapposizione tra i veneziani e i re ungaro-croati nella Dalmazia centro settentrionale, le lotte tra i principati serbo-montenegrini e i centri costieri della Dalmazia meridionale oppure il lungo conflitto tra Venezia e l’Impero turco-ottomano, per rendersi conto di tanta e travagliata storia.
Nell’ottocento la Dalmazia passò all’Impero austroungarico e tale secolo fu segnato dalle lotte per l’autonomia propugnata dalle città dalmate più importanti, dove l’italianità si dimostrò fino ai primi anni del novecento molto tenace.
Nonostante la travagliatissima storia politica, la Dalmazia è riuscita per molti secoli a svolgere un’importante azione di intermediazione culturale tra l’Europa occidentale e il mondo slavo-balcanico.
Purtroppo l’italianità in Dalmazia, pur essendo un elemento vivo e combattivo, nella prima metà del Novecento ha conosciuto un declino etnico e politico irreversibile.
I dalmati nel loro complesso, italiani o slavi, pur essendo stati fino alla prima metà dell’Ottocento divisi per questioni di tipo etnico, linguistico e sociale, furono sempre concordi nel riconoscere a ciascun gruppo il diritto di vivere nella propria terra.

Successivamente tale tendenza, nella prima metà del XX secolo, ha dovuto lasciare il posto alle logiche di assimilazione di un gruppo etnico sull’altro.
Le nette considerazioni di stampo nazionalistico, nonché l’omologazione nei criteri ritenuti nazionali di intere comunità portatrici di identità complesse, di tipo multiculturale e plurietnico, hanno portato gradualmente alla disgregazione dell’antico e tradizionale mondo dalmata.
L’italianità acquisita da molti dalmati slavi per semplice irradiazione culturale nel corso dei secoli non avvenne assolutamente per opera di politiche autoritarie e assimilatrici.
Invece, nel XX secolo, i due totalitarismi, quello fascista italiano e quello slavo-comunista, hanno praticamente imposto, alternandosi, modelli culturali e politici di tipo assimilativo senza puntare al consenso e quindi a una pacifica convivenza tra i due gruppi etnici più importanti in Dalmazia: croati e italiani.
I dalmati italiani prima dell’unione di Zara all’Italia, parteciparono sotto varie forme alle guerre risorgimentali, essi si riconoscevano soprattutto nel mito veneziano avendone mutuato a suo tempo il dialetto.
La sconfitta della flotta italiana nella III Guerra d’indipendenza al largo di Lissa deluse le aspirazioni dei dalmati italiani.
Iniziò da allora il lungo addio italiano alla Dalmazia.

Francesco Crispi mutò successivamente le alleanze internazionali dell’Italia per stringere la Triplice col nemico storico: l’Austria.
Di conseguenza dal 1882 in poi i patrioti trentini, giuliani e dalmati furono controllati e perseguitati dalla stessa Italia.
I dalmati italiani all’assimilazione slava, favorita dal governo austriaco a partire dal 1860, risposero alla fine con l’irredentismo e la fede per l’Italia.
Quando giunse il momento molti dalmati lottarono emorirono per la Patria italiana, perché vennero fortemente attratti dal nazional-patriottismo moderno, quando questo assurse a innegabile forza politica di massa.
La sorte per gli italiani di Dalmazia fu profondamente avversa dopo la Seconda guerra mondiale.
Zara, ultima roccaforte italiana in Dalmazia, dopo mille anni di fiera resistenza, fu distrutta da 54 bombardamenti, oltre 2.000 i morti.
Tuttavia il significato e l’importanza della cultura dalmata di carattere italiano, che nel corso del tempo ha indubbiamente saputo comunicare nel suo processo evolutivo con la vicina componente culturale slava, ha raggiunto un tale livello universale di civiltà che la pone in grado di contribuire all’evoluzione della nuova cultura europea contemporanea libera dai gravami ideologici del XX secolo, poiché sono chiaramente riscontrabili nell’universo dalmata motivi e testimonianze precorritrici del nuovo umanesimo europeo, che faticosamente si sta ricostituendo in ambito comunitario.

Attualmente la Dalmazia conta circa 600.000 abitanti e appartiene in prevalenza alla Repubblica di Croazia, nata ufficialmente dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia nel 1991.
Solo alcuni lembi del territorio dalmata appartengono ad altre entità statali: la località costiera di Neum (a sud di Spalato) appartiene alla Bosnia-Erzegovina, mentre l’estremo lembo meridionale comprendente le Bocche di Cattaro e la città di Budua appartengono al Montenegro (Unione di Serbia e Montenegro).

In Dalmazia la presenza del gruppo etnico italiano in base al censimento del 1991 ammonta a solo 225 persone, ma si stima una presenza rimasta sommersa per ragioni politiche e sociali di almeno 1.000 persone.
L’etnia croata è preponderante ma i serbi, nonostante l’esodo dall’entroterra dalmato avvenuto durante la recente guerra in ex Jugoslavia, costituiscono numericamente ancora una cospicua minoranza.
Dal punto di vista economico la Dalmazia non è una terra molto sviluppata.
L’attività principale è senz’altro quella turistica, favorita dalla bellezza delle coste e dei fondali marini.
Al turismo fanno seguito le attività di pesca e portuali.

Molto importanti sono l’industria dei liquori e del cemento.
La situazione viaria in questi ultimi tempi è migliorata, soprattutto dopo la costruzione del troncone autostradale che unisce Zara a Spalato.
Le città principali sono Spalato (in croato Split) con circa 200.000 abitanti, Zara (Zadar) con circa 80.000 abitanti, Ragusa (Dubrovnik) con 50.000 abitanti, Sebenico (Šibenik) con 42.000 abitanti, Traù (Trogir) con 20.000 abitanti e Cattaro (Kotor, nella Dalmazia montenegrina) con 21.000 abitanti.