Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
October 20th, 2017
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1947siglainiziale

Un documentario sull’Istria del 1947 offensivo per gli Esuli

c.a.:        Antonio Rocco

Vicedirettore generale

TV Koper – Capodistria

 

Robert Apolonnio

Caporedattore responsabile

TV Koper – Capodistria

 

e p.c.:    Alessandra Argenti Tremul

TV Koper – Capodistria

 

Giuseppe Grimaldi Buccino

Direttore Generale

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

 

Francesco Saverio De Luigi

Ministro Plenipotenziario

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

 

Maurizio Tremul

Presidente Giunta Esecutiva

Unione Italiana

 

Egregi Signori,

scrivo in merito alla trasmissione messa in onda dalla Rete Televisiva TV Koper – Capodistria il 15 settembre u.s. dal titolo: “1947: Nasceva un mondo nuovo”, a cura di Alessandra Argenti Tremul e disponibile al link: http://4d.rtvslo.si/arhiv/tv-kulturno-umetniski/174491325.

Questa trasmissione viene letta come un’offesa per il popolo dell’Esodo Giuliano-Dalmata e, quale Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, un’inopportuna provocazione nei confronti del lavoro svolto dall’Istituzione da me guidata in questi anni, teso a trasformare la Memoria degli eventi accaduti alla fine della Seconda guerra mondiale, in elementi valoriali e prospettici da condividere nella nostra società.

Elementi che in questi anni hanno prodotto la rinascita di una consapevolezza identitaria, dove il popolo dell’Esodo e quello italofono Autoctono di Slovenia, Croazia e Montenegro trovano una ricomposizione storica, culturale e geopolitica di estrema importanza nel panorama definito dagli ideali più elevati promossi dall’Unione Europea nella sua concezione originaria.

Ora, tutto questo paziente lavoro di ricomposizione è messo a rischio da un incauto contenuto mediatico decisamente di parte e fuorviante.

Comprendiamo perfettamente l’autonomia della Vostra linea editoriale, tuttavia non possiamo sottolineare come in: “1947: Nasceva un mondo nuovo”, non trovano spazio né le voci di quel “novanta per cento di persone che abitavano la Zona B” (citazione numerica tratta dalla trasmissione stessa per bocca dell’intervistato, Maro Argentin, di Pirano), né le Associazioni che rappresentano quella parte di popolazione estromessa con l’Esodo.

L’intero programma, nei suoi contenuti, pare uscito da un notiziario di vecchio stampo, di certo, sembra un ossequio ad un establishment culturale ancora in voga in certi ambienti segnati dalla tradizione nazional-comunista. Vogliamo credere che ciò sia una pura casualità, oppure una nostra interpretazione dettata da un’ipersensibilità, ma non possiamo sottolineare alcuni aspetti che suonano come uno schiaffo su una ferita aperta.

Infatti, la costruzione del programma andato in onda assume una connotazione decisamente ambigua, sulla linea, purtroppo, dei discorsi che in questi ultimi anni giustificazionisti e riduzionisti ideologizzati divulgano portando sfregio a 12 mila persone scomparse – a causa della loro italianità per mano di una barbara persecuzione comunista e nazionalista – ed a 350 mila Esuli – venuti via forzosamente dalla loro Terra per conservare valori millenari senza dover scendere a compromessi con un regime dittatoriale, iniquo e battuto sul piano storico, come dimostrato alla caduta del Muro di Berlino nel 1989.

Nel documentario uno spettatore ignaro delle vicende del Confine Orientale è portato per mano in un’ambientazione storica certamente non falsa, ma caratterizzata da un racconto che non accenna minimamente alle ragioni dell’Esodo, né alle persecuzioni perpetrate ai danni di italiani-italofoni autoctoni accadute a fine guerra e, soprattutto, dopo la fine della guerra.

Affinché anche Voi possiate comprendere meglio i sentimenti del popolo dell’Esodo suscitati dalla visione della trasmissione, di seguito vengono illustrati alcuni passaggi emblematici. In momenti diversi, nel servizio viene dato spazio:

1)     Alla signora Lucia Moratto Ugussi, di Buie, la quale riporta come molte famiglie abbiano cominciato a lasciare le Terre istriane, precisando che tali famiglie riguardavano, principalmente, quelle dei funzionari statali, di avvocati e notai, ovvero, gente che prestava la propria opera in tribunale ed al catasto. Immediatamente dopo tale ricordo, il montaggio riporta il ricordo di Loredano Pugliese, di Isola, il quale esprime la condizione difficoltosa della pesca delle persone rimaste.

2)     Alla vicenda relativa al martirio di Maria Medizza e Lina Zecchigna, ragazze in fiore e staffette partigiane fucilate dai nazi-fascisti il 28 settembre 1944, in pieno periodo bellico.

3)     Ai crimini nazisti compiuti durante la guerra – intervento che prende una parte centrale sostanziale del servizio – che comincia con la testimonianza di Luciano Parovel, il quale racconta una strage compiuta nei dintorni di Capodistria, e continua con le efferatezze a danno delle popolazioni del Nord della Slovenia, per finire con i martiri ed i perseguitati della Risiera di San Sabba.

4)     Alla voce fuoricampo che, in maniera cronometrica, al termine della trattazione degli eventi bellici, cita la data del 15 settembre 1947 mentre passano le immagini d’epoca che mostrano una folla plaudente.

Bastano solo questi quattro passaggi per comprendere i sentimenti scaturiti da chi l’Esodo l’ha vissuto in maniera diretta.

Al punto 1) il messaggio indotto è chiaro: la borghesia se ne andava mentre restava il proletariato, ma sappiamo che ciò è totalmente falso. I dati parlano di una cifra compresa tra il 70 e l’80% della popolazione dell’Esodo dall’Istria composta da studenti, disoccupati, manovali, operai, contadini, pescatori e piccoli commercianti, in buona sostanza, gente proletaria, come si diceva una volta. Eppure, il problema della lotta classe, non pronunciato apertamente, risulta indotto in maniera evidente.

I punti 2) e 3) descrivono fatti atroci, tanto veri quanto, storicamente, più che accertati, ma la domanda in questo caso è: perché non trattare, anche, la storia partendo dal verbale del Consiglio della Corona del 12 novembre 1866, dove chiaramente si constata come l’odio etnico tra slavi ed italiani sia stato istigato dagli Asburgo? Perché non citare, anche, Norma Cossetto, Don Miroslav Bulešić e Don Francesco Bonifacio (uccisi in odium fidei), o Don Angelo Tarticchio, o Giovanna Bonifacio, morta dopo la guerra in un campo di lavoro Jugoslavo, o Dolores Butcovih, o Margherita Cescutti, uccise, insieme a tante altre, dopo la fine della guerra? Perché non dire, anche, una parola sulla terribile occupazione di Trieste accaduta dal 1° maggio al 12 giugno 1945, o citare la fine che subirono i Monfalconesi? Omettendo questi particolari e richiamando solo una certa parte, va da sé il non equilibrio della trasmissione. Ribadiamo il nostro pieno rispetto circa l’autonomia della linea editoriale, ma, allo stesso tempo, non possiamo non dire che una lettura parziale della storia non giovi alla costruzione di un’identità unica né di una storia condivisa.

Il punto 4), in realtà, definisce l’indirizzo di tutto il documentario: la guerra c’è stata ed è stata terribile, ma l’alba di un nuovo ordine, più giusto ed equo, alla fine ha trionfato, alla faccia dei morti dei quali si accennava sopra, degli Esuli e del disastro umano di quella Terra.

In ultima analisi, lo spettatore ignaro che volesse approfondire è teleguidato verso una sorta di legittimazione dei massacri operati dai Tribunali del Popolo ai danni della popolazione a maggioranza italiana, divenuta, con l’Esodo, minoranza, perseguitata anch’essa (come si evince bene nel video grazie alla testimonianza di Federico Rossi: “odiati senza merito come cittadini italiani”). Non basta, la riforma agraria viene descritta in maniera tale da indurne la sua lode. In un tale parziale racconto della storia è implicito un giustificazionismo per azioni atroci, come la negazione di diritti umani di base, ed infatti non una sola parola è stata spesa per ricordarli.

Avremmo auspicato un cenno su come:

q  Furono violati i diritti circa l’autodeterminazione dei popoli e della loro forma di governo, previsti dalla Carta Atlantica del 14 agosto 1941, dalla Conferenza di Yalta del 4-11 Febbraio 1945, dallo Statuto delle Nazioni Unite siglato a San Francisco il 26 giugno 1945 e ribaditi, successivamente ad Helsinki, il 1° agosto 1975, nella Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

q  Fu violato il diritto alla vita – garantito per “i gruppi umani, nazionali, religiosi, politici” – in spregio alla Risoluzione dell’11 dicembre 1946 delle Nazioni Unite sul Crimine di Genocidio e dalla seguente Convenzione stabilita dall’Assemblea Generale dell’ONU il 9 dicembre 1948.

q  Furono violati i diritti stabiliti dall’articolo 9 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 10 dicembre 1948, che vieta l’arbitrario arresto, la detenzione o l’esilio forzato.

q  Furono violati i dritti previsti dagli Allegati VI e XIV del Trattato di Pace di Parigi del 10 Febbraio 1947, in cui veniva esplicitamente dichiarato che “i beni, i diritti e gli interessi dei cittadini italiani residenti permanenti nei territori ceduti alla data dell’entrata in vigore del Trattato dovevano essere rispettati”, né potevano essere trattenuti o liquidati, ma restituiti ai legittimi proprietari.

q  Gli stessi diritti del punto precedente venivano violati in base a quanto stabilito dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo e le Libertà Fondamentali, siglato a Roma il 4 novembre 1950, nonché da quanto sancito a Parigi, il 20 marzo 1952, dal Protocollo Aggiuntivo n. 1 della medesima Convenzione, dove all’articolo 1 si legge che: “ogni persona fisica o morale ha diritto al rispetto dei suoi beni [poiché]. Nessuno può essere privato della sua proprietà”.

q  Non venne rispettata la Dichiarazione di Vancouver del 16 dicembre 1976 (Report Habitat I) in cui si legge che: “Tutti i Paesi hanno il dovere di cooperare pienamente per garantire che le parti interessate permettano il ritorno delle persone spostate, rimosse, trasferite, alle loro case e di dare a loro il diritto di possedere e godere le loro proprietà e quanto loro appartiene.

Ecco, di tutto ciò, nel racconto sul drammatico 15 settembre 1947 – inteso dal nostro popolo non tanto come la nascita di un mondo nuovo ma come fine catastrofica di un’era – non si trova traccia.

Fa specie che una Rete Televisiva come la Vostra, significativa nel panorama non solo delle TV regionali, ma anche a livello internazionale, con sede in un Paese di grande civiltà e votato al progresso quale è la Slovenia, in un ecosistema multinazionale e proficuamente multiculturale, scivoli in maniera plateale non osservando regole basilari circa il rispetto della diversità comportato da un gruppo etnico strutturalmente connesso con la fragile Terra di origine, indipendentemente dalla realtà amministrativa vigente.

Per la delicatezza dei temi incarnati nelle nostre Associazioni, auspichiamo un incontro a breve termine con i vertici della Vostra Rete televisiva, al fine di aprire e/o continuare un confronto sulle tematiche qui esposte. A tale riguardo le nostre Associazioni offrono, fin d’ora, tutto il loro contributo ai fini della realizzazione di un analogo documentario, partendo dal punto di vista della maggioranza del popolo che abitava l’attuale territorio e che se ne è andata obtorto collo, al fine di garantire un maggior equilibrio ed un civile pluralismo nel racconto della storia e dell’identità di un’etnia.

 

Antonio Ballarin

Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati

 

Roma, 19 settembre 2017