Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
March 23rd, 2017
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Antonio Grossich

Professione: Primario Chirurgo all'ospedale civile di Fiume
Luogo: Fiume e Quarnero
Autore: Gianpaolo Dabbeni

Nato Draguccio d’Istria il 7 giugno 1849 da antica e benemerita famiglia locale, si laureò a Vienna in medicina e chirurgia nel 1875. Per alcuni anni Grossich esercitò la professione di medico condotto a Castua.
Ottenne poi la cattedra di chirurgia all’Università di Innsbruck a cui seguì, nel 1886, la nomina di Primario Chirurgo all’ospedale civile di Fiume; la sua fama e l’indiscutibile competenza scientifica fece accorrere pazienti dalla Dalmazia, dall’Istria e dalla Croazia.
Grossich sperimentò l’impiego della tintura di iodio nella sterilizzazione preoperatoria e, grazie a questa nuova tecnica, nel 1909 venne invitato a Budapest al congresso internazionale di chirurgia; nell’occasione tutti i relatori si espressero in lingua tedesca e in quella francese ma egli, invece, usò l’italiano per legare il merito della sua scoperta a quella che considerava la sua vera patria.
Seguendo i consigli del medico fiumano, il governo italiano, durante la guerra in Libia, volle munire i combattenti di un pacchetto medicinale, contenente garza sterile e fialette di iodio, che contribuì a salvare la vita a molti soldati: quale riconoscimento ai suoi meriti Grossich ricevette, quindi, nel 1912, la Commenda del Regno.
Se l’Ospedale Civile di Fiume era sempre stato un ambiente in cui si manifestava uno spiccato sentimento nazionale in senso italiano, con l’esaltazione internazionale di Grossich cominciò a crescere considerevolmente anche il sentimento irredentista, cosicché egli venne guardato con sempre maggior sospetto dalle autorità magiare. Egli divenne così uno degli animatori dell’irredentismo fiumano e quando, dopo Vittorio Veneto, invece degli attesi italiani, arrivarono i croati, venne eletto all’unanimità presidente del Consiglio Nazionale che il 30 ottobre 1918 emanò lo storico proclama: “II Consiglio nazionale, radunatosi quest’oggi in seduta plenaria, dichiara che in forza di quel diritto, per cui tutti i popoli sono sorti a indipendenza nazionale e libertà, la città di Fiume, la quale finora era un corpo separato costituente un comune nazionale italiano, pretende anche per sé il diritto di autodecisione delle genti. Basandosi su tale diritto, il Consiglio nazionale proclama Fiume unita alla sua Madrepatria, l’Italia” (Il Consiglio nazionale italiano di Fiume. Fiume, li 30 ottobre 1918. Dott. Antonio Grossich, Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, presidente).
Finalmente arrivarono gli italiani e i croati se ne andarono, ma la battaglia politica per l’annessione di Fiume durò fino al 1924.
Quando Gabriele D’Annunzio, comandante del Corpo di occupazione nazionale, dichiarò la Reggenza del Carnaro, Grossich diede le dimissioni da presidente del Consiglio poiché aveva giurato di combattere unicamente per l’annessione e non per una reggenza. Con l’avvenuta annessione, Antonio Grossich entrò a Palazzo Madama, a Roma, quale primo senatore di Fiume redenta; ma prima ebbe la suprema soddisfazione di consegnare, sul molo Adamich (Audace), alla Patria ed al Re che la rappresentava, le chiavi vetuste della città da lui salvata.
Grossich morì nel 1926. Dopo la seconda guerra mondiale, il suo busto, che ornava e onorava l’ospedale di Fiume, fu fatto togliere dall’usurpatore jugoslavo.