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June 29th, 2017
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Chino Alessi

Professione: Giornalista
Luogo: Venezia-Giulia
Autore: Autore Sconosciuto

Chino Alessi ( Bologna, 1919 – Trieste il 12 ottobre 1996 )

Forse in nessun’altra città d’Italia il quotidiano locale ha avuto un legame così intenso con la propria comunità come a Trieste. Un legame in cui “Il Piccolo”, fin dai tempi di Teodoro Mayer, non era solo un organo d’informazione bensì uno strumento di battaglia e il portavoce delle aspirazioni ideali della popolazione.
Un’intima consonanza di idee e di sentimenti proseguita con Rino Alessi e poi con il figlio Chino, che ha efficacemente continuato la tradizione ma che ha avuto il suo “canto del cigno” in occasione della sollevazione cittadina conseguente al Trattato di Osimo, a cui il suo “Piccolo” ha dato un contributo fondamentale.
Chino Alessi, l’ultimo dei grandi giornalisti liberalnazionali giuliani, nasce a Bologna il 21 aprile del 1919 da Rino e dalla bolognese Rosa Elide Spada che lo portano subito a Trieste in quanto il padre, dal mese di marzo dello stesso anno, è diventato direttore de “Il Piccolo”, ruolo tenuto fino al luglio del 1943.
Anche Chino, completati gli studi classici si dedica al giornalismo, in particolare come corrispondente di guerra per il giornale del padre sul fronte occidentale e poi in Africa, dove viene decorato al valor militare sul campo. Catturato dall’esercito nemico trascorre sei anni in un campo di prigionia in India.
Al rientro in patria, nel 1946, egli riprende la professione giornalistica come direttore del quotidiano “Ultimissime” di Catania, un’altra iniziativa editoriale promossa dal padre, peraltro dalla vita piuttosto breve, che coinvolge anche altri triestini come il fratello Domenico e Guido Botteri.
Nel 1947 si sposa con Elisabetta La Rocca, che gli darà quattro figli, Irene, Marina, Rino e Paolo.
Risolta la controversia sulla proprietà del “Piccolo” che già nel luglio del 1938 era stata ceduta da Teodoro Mayer a Rino Alessi, Chino ne diventa direttore dall’11 gennaio 1955, gestendo anche il “Piccolo – Sera” che cessa le pubblicazioni il 30 giugno 1966.
Sono anni di grandi tensioni in una città provata dagli avvenimenti conseguenti alla seconda guerra mondiale e che tenta di costruire faticosamente un futuro meno penalizzante di quanto appaia il presente ma che non vuole perdere quello spirito nazionale, nel cui nome si sono fatti tanti sacrifici.
Per questo vi è una forte mobilitazione popolare contro l’entrata nella giunta comunale del socialista sloveno Dusan Hrescak, al quale vengono imputati gli articoli filotitini scritti al tempo in cui dirigeva il “Primorski Dnevnik”, a cui da il proprio sostegno il giornale di Alessi. Ma ancor più determinata è la posizione del “Piccolo” contro il “piano Cipe” e la chiusura del cantiere “San Marco”.
Una vicenda in cui la sua voce si alza a denunciare la falsa retorica patriottarda usata dai politici italiani per ammansire Trieste mentre intanto toglievano, con la chiusura dei cantieri le energie vitali alla città, cancellandola, sosteneva Alessi, dal mare.
L’ultimo periodo della guida di Alessi al “Piccolo” si ha nel corso degli anni Settanta, un arco di tempo oltremodo difficile per l’Italia in preda alle convulsioni sociali e terroristiche postsessantottine e un momento di drammatica rottura in particolare per la città di Trieste che vede esplodere un altro tipo di contestazione, quella contro il Trattato di Osimo.
Alessi, all’inizio della protesta triestina, sembra incarnare ancor più di Manlio Cecovini – che poi ne diventerà il vero leader – il ruolo di interprete dello sdegno cittadino.
I suoi editoriali – a partire già da quello del 26 settembre 1975, che Cecovini ricorda come “un memorabile squillo di tromba”, tre giorni dopo che “Il Giornale d’Italia” aveva rivelato trattative occulte tra Italia e Jugoslavia – lo spazio quotidiano dato dal giornale alle opinioni degli “antiosimanti”, il ruolo di collante delle iniziative contrarie alla “Z.F.I.C.” prevista dal trattato, favoriscono la nascita di un movimento civico, politico e d’opinione – la Lista per Trieste – capace di dare uno sbocco concreto alla sollevazione triestina, che altrimenti avrebbe trovato nel solo M.S.I., con tutte le conseguenze negative che la sua emarginazione dall’ “arco costituzionale” avrebbe comportato, l’oppositore al trattato con la Jugoslavia.
Tuttavia in quegli stessi anni l’esponenziale e inarrestabile aumento dei costi di un quotidiano lo spingono a vendere parte della sua proprietà dapprima al Gruppo Agnelli Fiat, nel 1973, e poi, tre anni dopo, anche al gruppo editoriale Rizzoli, che l’anno successivo acquista pure la restante parte della proprietà di Alessi.
Egli lascia, dunque, la direzione del “Piccolo” nel 1977, con grande rammarico dei triestini consapevoli di perdere la loro voce, consci che l’azione quasi monopolistica in atto sulla stampa nazionale da parte del gruppo Rizzoli avrebbe certamente cambiato l’impostazione del giornale, come in effetti avviene con Ferruccio Borio, il suo successore.
L’impegno civile di Alessi, tuttavia, continua con la collaborazione ad altri organi di stampa e, soprattutto, partecipando al nascente fenomeno dell’emittenza televisiva locale, di cui è uno dei protagonisti fondando, insieme ad altri, “Telequattro”, nel cui palinsesto fa inserire rubriche politiche molto seguite – Il sindaco risponde, ad esempio – che costituiscono gli unici spazi informativi attraverso cui la “Lista per Trieste” può far conoscere la propria azione di governo locale.
Come per tanti celebri personaggi triestini anche per Alessi la letteratura costituisce una sorta di rifugio in cui acquietare le tensioni e i conflitti e per esprimere la propria più profonda natura; per questo, al di fuori della sfera professionale, si dedica anche alla narrativa, pubblicando Un ombrello di filo spinato (1972) e Debiti d’amore (1975), mentre esce postumo il libro L’intimo nemico (1996), una lucida riflessione sulla malattia che lo sta portando alla morte, avvenuta a Trieste il 12 ottobre 1996.