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March 30th, 2017
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Esodi

Gli esodi, secondo Annalisa Vucusa

C’è un’aria nuova nella letteratura dell’esodo giuliano dalmata. Se ne è avuta conferma alla presentazione dell’ultimo libro di Annalisa Vucusa, intitolato “Zahra, fiore dei Saharawi e altre storie d’identità”, edito nel 2014, da Pentalux Associazione di Volontariato Onlus “Maurizio Chittaro” di Fontanafredda, provincia di Pordenone. L’incontro si è tenuto il 18 marzo scorso presso la Sala parrocchiale di Vicolo Sillio n. 4/b a Udine, per l’organizzazione dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. Qui ci sono quattro racconti sull’identità e sull’esodo, compreso quello di nonno Bepi, che da Zara bombardata si spostò a Lussino e poi ancora in altri paesi d’Italia.

Proprio a nome dell’ANVGD ha aperto i lavori Savina Fabiani, segretaria del Comitato Provinciale udinese, essendo assente per malattia l’ingegnere Silvio Cattalini, presidente del sodalizio dal 1972. Marisa Duca ha effettuato una toccante presentazione del volume della Vucusa, con la fine lettura delle pagine più significative. Ha ricordato che il testo nasce da una serie di viaggi che l’autrice ha effettuato per motivi di volontariato in Africa (Algeria – dove è esule il popolo Saharawi, appunto e Etiopia) e in Asia (India, con passaggi in un’enclave tibetana). La Vucusa tiene sempre a mente lo sradicamento vissuto in prima persona, dopo il 1945, per l’esodo subito dalla propria famiglia italiana, originaria di Zara. Oggetto del libro è il viaggio, dunque, inteso come esperienza emozione, secondo le ultime interpretazioni della moderna Tecnica turistica. Emozioni intense e acuto scavo psicologico scaturiscono dalla lettura di questo interessante volume.

Poi è intervenuto il professor Elio Varutti, del consiglio direttivo dell’ANVGD di Udine. “La letteratura dell’esodo giuliano dalmata, dopo la seconda guerra mondiale – ha detto Varutti –, è stata di due tipologie: la prima, con grande diffusione, con autori come Tomizza, Madieri, Sgorlon, Magris, Bettiza e la seconda con edizioni di piccolo calibro, con autori di diari, memoriali e scritti miscellanei di ricordi, di brani storia, frammisti alle recriminazioni contro l’Italia matrigna, che talvolta, se non spesso e volentieri, ha accolto in malo modo gli esuli. Col nuovo millennio c’è stato un grande cambiamento, anche per l’introduzione della legge sul Giorno del Ricordo (2004), che ha spinto molti esuli ad aprirsi e a parlare della loro esperienza, senza le remore e le paure di prima della Caduta del Muro di Berlino, del 1989. Tra gli altri sono da ricordare autori come Anna Maria Mori, Gianni Oliva, Mauro Tonino, Simone Cristicchi ed Annalisa Vucusa”.

I fatti dell’esodo giuliano sono trattati in modo nuovo e non solo dai fautori dell’esilio stesso o dai loro discendenti, ma da altri autori, che hanno conosciuto tali fatti storici dai libri, dai racconti delle fonti orali, da qualche programma televisivo. Alcuni scrittori hanno scelto una dimensione europea, una serenità di fondo, il profugo di ieri e quello di oggi (il quadro internazionale addirittura), non l’animosità che si ritrova negli autori, un po’ autoreferenziali, come Flaminio Rocchi, che tuttavia resta un classico, nonostante alcuni errori.

Il volume Zahra, fiore dei Sarawi è già stato presentato con successo, tra il 2014 e il 2015, alla Biblioteca civica di Udine, a Pagnacco, Ronchis, Tavagnacco, Remanzacco, Villalta di Fagagna, a Pordenone e a Toppo di Travesio, in provincia di Pordenone, oltre che a Radio  Spazio, voce del Friuli. Pare opportuno ricordare che i proventi della vendita di questo libro saranno interamente devoluti per i progetti dell’Associazione Pentalux, Onlus nata nel 2002, che si occupa di portare aiuti in due zone dell’Africa, in Burkina Faso e in Algeria dove si trovano i campi profughi Saharawi, un aiuto soprattutto sanitario riguardante le problematiche ottiche.

La Vucusa, nata a Vimodrone, in provincia di Milano, nel 1949 da genitori di Zara, è stata un’insegnante. Dopo una raccolta di poesie intitolata “Sprazzi di luce”, del 1999, si è presentata al pubblico friulano e nazionale con “Sradicamenti”, nel 2001. Tale volume è stato molto apprezzato per gli squarci di famiglia raccolti nella casa di Zara dalla mamma, dai nonni e nelle case dell’esodo. Metteva subito in luce quello che pare il futuro della letteratura dell’esodo. Esaltava cioè le figure speciali di dalmati e di istriani, come la cantante lirica Maria Sala, apprezzata in Argentina, figlia di costruttori zaratini.

Altri talenti istriano dalmati da non scordare sono Giorgio Luxardo, Ottavio Missoni, Nino Benvenuti, Joe Bastiancich e così via. Oggi si potrebbero aggiungere altre eccellenze: Sergio Endrigo, Uto Ughi, Alida Valli, Laura Antonelli, fino a scendere sul piano locale con Ovidio Bernes, Luciano Floramo, Licio Damiani. Eccellere nelle arti o nella comunità d’adozione è stato come trovare una nuova identità per questi italiani d’Istria, di Fiume e di Dalmazia. Già, perché come racconta la Vucusa mediante un suo personaggio autobiografico di Zahra, fiore dei Saharawi, “nella scrittura Chiara aveva trovato la sua identità e la sua casa” (pag. 93).(CulturaSocietàUDINE)