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March 29th, 2017
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Franco Papetti sul significato di APS e svolta dell’ANVGD

Franco Papetti

Autore: Rosanna Turcinovich Giuricin

Il mondo dell’associazionismo degli esuli ad una svolta, determinata da svariati fattori tra cui anche la necessità di inventare nuove forme di finanziamento che permettano una giusta autonomia nell’operare in tranquillità sul territorio nazionale. Al Congresso ANVGD si è parlato, ancora una volta, di APS, dopo che l’argomento era stato affrontato sia a Varese (tre anni fa), poi al convegno di Rimini e nei vari Consigli ANVGD. Non è stata solo una relazione ma l’annuncio che l’APS è finalmente una realtà. Si tratta di un meccanismo, previsto dalla legge, per destinare dei mezzi alle associazioni no profit. Al Congresso di Gorizia – visti i tanti tempi in scaletta – all’argomento non è stato concesso moltissimo tempo, necessario quindi approfondire i risvolti di un impegno che parte proprio da un’informazione capillare. A parlarne, nelle varie occasioni, è stato il dott. Franco Papetti, neoeletto nella rosa dei vicepresidenti ANVGD.
Perché, su che cosa si basano le sue riflessioni?
“Dobbiamo fare un salto all’indietro nel secolo scorso. A partire dagli anni Ottanta e Novanta si è verificato in Italia un grande sviluppo del così detto “terzo settore”. Che cosa s’intende?  Se nel “primo settore” rientrano tutte le attività di intervento in campo sociale da parte dello Stato; nel “secondo settore” quelle del mercato che hanno come fine il raggiungimento di uno scopo di lucro; il “terzo settore” comprende tutte quelle attività che hanno un fine sociale senza scopo di lucro, dette anche “organizzazioni di volontariato”. Lo Stato ha ordinato questa materia con due leggi fondamentali: D.L. del 4 dicembre 1997 n.460 sulle OLNUS acronimo che indica le organizzazioni non a fine di lucro di utilità sociale; Legge del 7 dicembre 2000 n. 383 sulle APS ( associazioni di promozione sociale)”.
Che cosa le distingue?
“Si tratta di differenze estremamente sottili tra OLNUS e APS, le prime sono definite organizzazioni di volontariato con finalità di solidarietà sociale, quindi verso i terzi, e le seconde come organizzazioni di volontariato che hanno come fine la promozione sociale  sia verso gli associati che verso i terzi”.
La legge riconosce una serie di vantaggi normativi, amministrativi, organizzativi e fiscali con donazioni ed altri meccanismi?
“Entriamo nel vivo della questione: le donazioni fino a € 2065,82 effettuate dalle persone fisiche sono detraibili dall’imposta lorda nella misura del 19%. Per quanto riguarda le imprese la legge n.80 del 14 maggio 2005 ha introdotto la deducibilità dall’ammontare del reddito d’impresa con le erogazioni liberali in denaro nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000 annui. Le erogazioni sia dei privati che delle industrie possono essere un grosso volano operativo, permettendo alle OLNUS e alle APS di costituire la cosiddetta massa critica per poter operare per il raggiungimento dei fini istituzionali”.
E’ una possibilità che esiste da tempo e alla quale non s’era ancora pensato?
“Già al congresso di Varese si era presentata l’opportunità di fondare una APS che potesse aiutarci, visto  la continua rarefazione dei contributi statali,  nella operatività dei nostri comitati provinciali e di tutti gli aderenti. L’obiettivo è stato raggiunto quest’anno con la fondazione  dell’Associazione di Promozione Sociale “ISTRIA, FIUME, DALMAZIA, GOLFO DI VENEZIA”, nata il 12 ottobre 2012”.
Con che caratteristiche?
“L’Associazione non ha scopo di lucro e si prefigge di svolgere utilità sociale (assistenziali, culturali, divulgative e ricreative) a favore di associati o di terzi con particolare riferimento al sacrificio collettivo determinato dall’Esodo giuliano-dalmata, volendone perpetuare il ricordo e sostenere gli esuli ed i loro discendenti, nonché le popolazioni di lingua italiana ed istro-veneta che ancora oggi risiedono nella Venezia-Giulia, dell’Istria, nel Quarnero e nella Dalmazia. In particolare l’articolo 4 dello statuto elenca  una serie di possibili interventi che vorrei elencare perché è importante prenderne atto: assistenza e sostegno agli esuli giuliano-dalmati ed ai loro discendenti curando, in maniera particolare, tutte le forme di aiuto e supporto, ritenute necessarie e moralmente doverose, in particolare per le persone anziane o in difficoltà; tutela dei diritti civili degli esuli giuliano-dalmati e dei loro discendenti e sostegno, in uguale misura, dei diritti fondamentali delle persone di lingua italiana ed istro-veneta che ancora oggi risiedono nel territorio adriatico storicamente luogo di influenza economico-culturale della Repubblica di Venezia; promozione e valorizzazione della lingua italiana ed istro-veneta, nonché dei beni culturali direttamente connessi con la storia dei popoli istriani, giuliani e dalmati, presenti sul territorio nazionale, oppure conservati nell’Adriatico del nord ed orientale; promozione delle forme culturali direttamente connesse con le vicende storiche; educazione e divulgazione, della storia, della lingua, della cultura e dell’arte. L’Associazione potrà altresì svolgere tutte le attività connesse al proprio scopo istituzionale, anche curando l’edizione di stampe (periodiche e non) ed effettuando ogni altro servizio idoneo al raggiungimento delle sue finalità”.
Oltre a ciò la Legge offre un’altra grande opportunità che consiste nel  poter acquisire il 5 per mille delle imposte. Come funziona?
“La Legge attribuisce alle APS, registrate in un apposito Registro Nazionale, anche un altro importantissimo strumento per finanziarsi: la possibilità di poter acquisire il 5 per mille della tassazione delle imposte sul reddito delle persone fisiche. Una volta quindi che sarà concluso l’iter della registrazione nel Registro Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale, solo apponendo la firma ed indicando il numero specifico assegnato alla nostra APS, nel modello di dichiarazione dei redditi sarà possibile far pervenire alla nostra associazione il 5 per mille dell’imposta relativa. Come si evince, quindi, non avendo bisogno di nessun  sacrificio economico dell’individuo e conoscendo l’ attaccamento alle proprie terre d’origine dei nostri soci sarà possibile poter disporre di importi adeguati a raggiungere i fini istituzionali dell’associazione”.
Quale sarà il vostro compito per rendere efficace il ruolo dell’APS?
“Il primo step, quello della costituzione formale, è stato assolto. Ora si tratta di rendere operativa l’attività della APS con l’ampliamento del numero degli associati; un’informazione capillare per far conoscere a tutti l’operatività ed i vantaggi della APS; l’istituzione dei percorsi gestionali dei vari progetti; iniziare l’operatività sul territorio nazionale ed accedere al 5 per mille”.
A Gorizia è stata rinnovata la struttura al vertice dell’ANVGD, quali saranno i prossimi impegni?
“Si svilupperanno secondo dei punti guida basati su precisi prodromi: sono trascorsi 65 anni dalla perdita delle nostre terre d’origine della Venezia Giulia; il numero degli esuli di prima generazione sta velocemente diminuendo; le risorse che lo Stato italiano decide di destinare al mondo dell’esodo  andranno ad esaurirsi entro poco tempo; l’entrata della Croazia nella Unione Europea ed il nuovo spirito di collaborazione tra Italia, Slovenia e Croazia, soprattutto dopo gli incontri dei tre Presidenti con il riconoscimento reciproco dei propri torti, hanno portato ad un nuovo clima più distensivo nei rapporti; esigenza di proteggere la nostra minoranza  che sarà il futuro testimone della nostra storia di popolo. Non a caso, per la prima volta, è stato eletto un Presidente che non è nato nei territori abbandonati ma è figlio di profughi che bene potrà interpretare le necessità e le esigenze  nel tramandare la nostra storia nel nuovo secolo”.
Fino a poco tempo fa si credeva quasi impossibile il passaggio del testimone…
“E’ vero che la seconda generazione non ha subito il dolore terribile dell’abbandono delle  terre dei propri avi ma è anche vero che ha sofferto la realtà di essere una generazione nata senza  patria e divisa tra un passato scomparso ed una naturale integrazione. Posso affermare,  senza possibilità di essere smentito, che Antonio Ballarin  sarà il  Presidente migliore   per  gestire questo momento tanto delicato. E’ trascorso nemmeno un mese dalla nomina del nuovo Presidente, del nuovo Esecutivo e del Consiglio Nazionale. A gennaio verrà convocato il Consiglio Nazionale nel quale verranno esplicitati gli obiettivi, le strategie  e tutti gli aspetti operativi relativi al prossimo triennio. Stiamo lavorando”.
Che cosa viene tramandato al prossimo, c’è spazio per una nuova dimensione, di una diversa collaborazione anche con gli Italiani delle terre dell’Adriatico orientale, come ribadito al Congresso?
“Uno dei punti più importanti emersi al Congresso di Gorizia è quello del ritorno alle nostre terre d’origine: certo non è un ritorno fisico, ormai la storia ha fatto il suo corso,  ma un ritorno culturale ed intellettuale ed il rapporto con  la minoranza delle nostre terre d’origine sono  la chiave di volta per poter raggiungere questo obiettivo. Quindi, la difesa della nostra storia, cultura e presenza nelle terre dell’Adriatico orientale passa attraverso gli italiani che risiedono in Slovenia, Istria e Dalmazia. Si tratta di iniziare un nuovo rapporto con i nostri fratelli e di abbandonare, come detto a Gorizia da Maurizio Tremul, Presidente della Giunta di Unione Italiana, quel muro di sospetti e rancori di un passato ormai fuori dalla storia e che ci ha sempre separato: “non più noi e voi ma semplicemente noi”. E’ necessario  passare da una sterile definizione di principio a fatti concreti: quelli che mi vengono subito in mente sono:  riunioni  periodiche tra ANVGD e Unione Italiana, incontri tra comunità, gite culturali, progetti culturali comuni, visite reciproche tra scuole, etc.”.
Lei vive a Perugia, lontano dai centri in cui è più palpabile la vita associativa degli esuli, il 10 Febbraio ha cambiato il suo rapporto con il concetto d’associazione, in che modo ha stimolato il suo impegno?
“Il dieci febbraio è stato un riconoscimento, seppur tardivo, delle tragedia e delle sofferenze patite dagli istriani, fiumani e dalmati. E’ stato comunque un volano di iniziative che ci ha permesso di non affondare completamente nel dimenticatoio e di far tornare la nostra storia parte della storia nazionale. Il Giorno del Ricordo non deve essere però un punto di arrivo ma un punto di partenza soprattutto ora in cui è in atto un cambio generazionale. Relativamente al mio impegno ho cercato di operare in Umbria, vivendo da quando avevo due anni in questa splendida regione d’Italia,  in diverse direzioni: istituzionale – collaborando con le principali istituzioni pubbliche ed in particolar modo con ISUC (Istituto Storico dell’Umbria Contemporanea), Regione  e Comuni -, scolastiche, con l’USR (Ufficio Scolastico Regionale) e  diretta con gli Istituti scolastici. Chiaramente il “Giorno del Ricordo” è stata la spinta principale che ha permesso l’apertura di molte porte che erano rimaste chiuse per tanto tempo a causa di, chiamiamoli così, pregiudizi  storici consolidati dalla vulgata popolare”.
Come stimolare le giovani generazioni al coinvolgimento diretto, anche solo in singole occasioni?
“Una ricerca effettuata dall’ANVGD nel gennaio 2012 dalla Società Ferrari e Nasi Associati su un campione rappresentativo ha rilevato risultati drammatici sulla conoscenza sia dell’esodo che delle foibe. Il 16% del campione ha sentito parlare delle foibe ma non sa che cosa siano;  il 15% ha sentito parlare dell’esodo dei giuliano dalmati ma non sa darne una spiegazione. Ancora più drammatiche la percentuale di coloro che non sa assolutamente nulla: rispettivamente del  55% relativamente alle foibe e un drammatico 76%  dell’esodo dei giuliano–dalmati. Dolorosa è la perdita di conoscenza dei nomi  geografici italiani delle terre che furono di cultura italiana  da sempre e si preferisce storpiare nomi impronunciabili in croato o sloveno, e questo anche nei  principali mass media italiani. E’ evidente quindi che ancora molto dobbiamo lavorare nel campo dell’informazione al fine di colmare questo buco di non conoscenza di questa parte di  nostra storia nazionale che per oltre  50 anni è stata completamente rimossa. Credo che l’investimento più proficuo sia quello sulle nuove generazioni”.
Come fare a stimolare la loro curiosità?
“Per prima cosa è necessario che la scuola faccia la sua parte e la faccia in modo preparato e consapevole. I corsi MIUR sono sicuramente una base di partenza ottimale al fine formativo degli insegnati. Altro aspetto importante sul quale dobbiamo lavorare è quello di veder finalmente inserite in tutti i libri di scuola le vicende storiche riguardanti i confini orientali.
Per seconda cosa dovremo aumentare le collaborazioni con le scuole di ogni livello e grado per il Giorno del Ricordo. Altro punto importante dovrà svolgersi  nel coinvolgimento attivo degli studenti e questo potrà avvenire sia con iniziative tipo quella effettuata con il Touring club italiano sia quella di stimolare la ricerca e  l’approfondimento con concorsi o altro.
Nel momento che la nostra APS sarà operativa potrà darci una grossa mano  nel poter raggiungere importanti obiettivi in questo  settore”.