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August 24th, 2017
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Uno Statuto a misura di ANVGD-nuovo corso

Nuovo Corso Anvdg

Autore: Rosanna Turcinovich Giuricin

Uno dei momenti più importanti del recente Congresso Anvgd, svoltosi a Gorizia, è stato – accanto all’elezione del Presidente – l’approvazione del nuovo Statuto dell’Associazione che, di fatto, pone le necessarie premesse di una moderna gestione del presente. Arrivare all’armonizzazione di posizioni e pareri non è stato facile, anzi, ha impegnato non poco il gruppo di persone che si sono prodigate per arrivare ad una stesura definitiva. Tra questi l’avv. Prof. Davide Rossi, del Comitato di Verona, che ha curato i contatti, raccolto i pareri e risposto alle tante domande in proposito. Ci tiene comunque a ribadire che si tratta di un lavoro di gruppo all’interno del quale ognuno ha messo passione e dedizione.
Un percorso dovuto, a questo punto, per poter immaginare un’evoluzione dell’associazionismo stesso?
“Era inevitabile. Il nuovo Statuto, infatti, nasce dall’esigenza di semplificare le procedure che regolano la vita associativa, cercando di rispondere ai tempi di una società che cambia ed è in continua evoluzione e ci impone una nuova visione delle cose”.
Ci sono voluti parecchi anni per arrivare ad un documento definitivo e condiviso, quali le difficoltà della sua stesura?
“E’ già dal Congresso di Varese, vale a dire tre anni fa, che era stata cullata l’idea di predisporre un testo nuovo e più funzionale, che introducesse chiaramente tra i suoi scopi e le sue finalità anche l’istituzione del Giorno del Ricordo, che rappresenta la grande svolta nella nostra storia. Il tutto  per tanto esplicando «le proprie attività, non solo in una prospettiva di conservazione storica, ma anche diacronica, ciò al fine di promuovere il dialogo tra i popoli d’Europa sottolineando le radici, i rapporti sociali ed economici e tutto ciò possa considerarsi vitale per il raggiungimento di una piena integrazione Europea soprattutto nella zona geografica dell’alto Adriatico» come recita l’articolo 2 che ben sintetizza la nostra missione”.
Quali i criteri ed i metodi che vi hanno guidati nella scrittura del documento?
“Per fare questo si erano ipotizzate più proposte, messe sulla carta, nell’arco del triennio, e a disposizione del Consiglio Nazionale e dei Comitati Provinciali per il dibattito nelle singole realtà; una volta raccolti gli stimoli della base, si è proceduto alla condensazione delle varie istanze pervenute, che sono state portate al vaglio e alla discussione nei Consigli Nazionali svoltisi durante l’anno solare in corso, fino al dibattito finale durante il recente Congresso goriziano. Non sono mancati stimoli costruttivi e consigli, discussioni e contrasti, che hanno continuamente limato ciascuna parola, per giungere all’elaborato conclusivo votato con la quasi totalità dei consensi”.
In che cosa differisce, a questo punto, dal vecchio Statuto?
“Il testo appare più stringato, snello e fluido del precedente, pronto per operare con maggiore agilità rispondendo alle esigenze che dovranno affrontare i dirigenti dell’Associazione. In precedenza, infatti, le varie modifiche che si erano letteralmente accumulate nei decenni in modo magmatico e scomposto, avevano portato ad un testo contorto, poco agevole, spesso addirittura in contraddizione che andava sciolto ed armonizzato”.
In che modo contribuirà a rendere più agevole il lavoro dell’associazione?
“Per il fatto che risulta semplificata la struttura dei Comitati locali, è opzionale la presenza delle Consulte Regionali, il Presidente – sulla scorta degli assetti istituzionali previsti per le Regioni – ha la capacità di scegliersi la squadra che ritiene per lui più efficace ed adeguata. Diciamo che rende tutto più agile e veloce, così come si confà ad un’associazione in piena evoluzione. Adesso seguiranno – ma questa è materia più tecnica e di competenza del Consiglio Nazionale – le modifiche al Regolamento in applicazione dello Statuto, che dovrà necessariamente essere armonizzato e sincronizzato alle finalità e agli assetti del nuovo Statuto”.
Uno dei temi fondamentali riguarda proprio il tesseramento, ovvero il diritto di accedere all’associazione. Quali i dilemmi che vi hanno impegnati durante la scrittura ma anche a livello di dibattito in Consiglio nazionale?
“E’ vero, abbiamo discusso a lungo ed animatamente su quale fosse la giusta qualifica e definizione di Socio; infatti, è prevista la parità di trattamento tra i cosiddetti “effettivi” e gli “aderenti”, ossia tra quanti abbiano un legame diretto con le terre d’Istria, Fiume e Dalmazia e chi, invece, chieda di diventare Socio poiché si sente emotivamente vicino e partecipe dei nostri valori e delle nostre problematiche. Tale scelta è sorta dalla volontà di favorire il coinvolgimento di quanti, legati per affetto e sensibilità alle nostre questioni, si sentono stimolati a partecipare attivamente per la loro tutela, adoperandosi in prima persona. Sarà, comunque, cura dei Comitati locali, una volta pervenuta richiesta di iscrizione, filtrare le varie domande e valutare il reale coinvolgimento del richiedente”.
Lo Statuto è ora calibrato ad una nuova stagione dell’associazione, quali le garanzie previste per il mantenimento di una continuità?
“Il compito non è stato facile, si sono dovute scavalcare le giuste reticenze di quanti vedevano nel vecchio Statuto un baluardo del percorso finora compiuto dall’Associazione, ma la fattiva collaborazione di tutti ha reso possibile un cambiamento che certamente renderà più sicuro il cammino che ci attende, consci, comunque, che non sono le norme a dare vita vera ad un’Associazione, ma il costante impegno e la seria dedizione di coloro che quotidianamente offrono il proprio tempo per i nostri comuni valori e sanno mantenere il giusto rapporto con il passato ed il presente”.